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La Grotta del Romito

Il sito archeologico, di grande valore scientifico per gli studiosi del Paleolitico Superiore, fu scoperto per la prima volta agli inizi degli anni ’60 del Novecento, nei pressi del fiume Lao. Un ritrovamento, questo, che attirò subito le attenzioni di diversi studiosi, fra i quali inizialmente si distinse l’archeologo e antropologo fiorentino Paolo Graziosi (1907-1988). Fu proprio quest’ultimo a dirigere le indagini archeologiche, che furono condotte dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria e dall’Istituto italiano di Preistoria e Protostoria (attivo a Firenze dal 1954).

La fama della grotta è principalmente riconducibile alla presenza di importantissime testimonianze di arte rupestre (come il graffito del Bos primigenius), di reperti litici e faunistici, ma anche di numerose sepolture*; si tratta per lo più di reperti risalenti a diversi periodi storici, compresi tra 16.800 e 10.000 anni fa circa. Grazie agli studi svolti, siamo a conoscenza del fatto che l’area fu luogo di frequentazioni da parte dell’Homo Sapiens anche in periodo Mesolitico (10.000-8.000 anni fa circa) e Neolitico (intorno al 4.470 a. C., come testimoniano alcuni frammenti ceramici).

Nell’area esterna più prossima alla grotta** si trova il masso con il celebre graffito ritraente il Bos primigenius, una delle cui riproduzioni si trova nel Museo Naturalistico “Il Nibbio” di Morano Calabro (che dista solo mezz’ora dalla grotta del Romito). Questa incisione testimonia l’eccezionale sapienza grafica del suo autore: i segni che ne delineano la sagoma sfruttano, infatti, la morfologia e le deformazioni intrinseche del masso roccioso scelto come supporto, il quale presenta un’inclinazione di 45° circa. Inferiormente, rispetto all’imponente figura del toro, si può scorgere la figura di un bovide più piccolo ed esile, accennato con i soli lineamenti della testa, del petto e del dorso. Di fronte al suddetto masso, ve n’è un altro, con diverse incisioni che, tuttavia, non sono state ancora interpretate con certezza.

Tutte queste testimonianze grafiche continuano, infatti, ad essere oggetto di grande interesse da parte degli studiosi, che, ancora oggi, offrono nuove interpretazioni. Nel concludere, ricordiamo come, nelle immediate prossimità del sito archeologico, sia anche presente un museo, che è ad esso dedicato, e che espone numerosi pannelli esplicativi e riproduzioni illustranti la storia ed i reperti rinvenuti.

* Relative a tre coppie: la prima conservata nel Museo Nazionale di Reggio Calabria, la seconda conservata nel museo fiorentino di Preistoria, ed infine la terza in corso di studio, sempre da parte di quest’ultimo museo.
**Si consideri, tuttavia, che essa, nel corso dei secoli, ha incontrato numerose variazioni: inizialmente, infatti, l’area in cui oggi si trova il masso con il graffito del bovide era al coperto della grotta. Solo in seguito, quest’ultima fu interessata da alcuni crolli, che lasciarono la suddetta zona allo scoperto.